Chi sono gli Hippy? Qual è la loro storia? E il loro pensiero?

C’è una generazione dello scorso ‘900, che più di tutte ha suscitato un grande scalpore, dettata da alcune caratteristiche particolari, che rispetto a tutte le altre generazioni, ancora oggi è presente ed è presa da esempio da alcuni gruppi giovanili, che si riconoscono, per: ideali di vita, stile, pensiero e sopratutto anticonformismo di una società che ci vuole tutti uguali; non posso non parlare degli Hippy (o hippie, come dir si voglia!). Ma partiamo dall’inizio, cerchiamo di conoscerli meglio.

Parliamo un po’ di storia!

La cultura degli hippy era in origine un movimento giovanile degli Stati Uniti durante gli anni’60, e col tempo si diffuse in tutto il mondo. La parola hippy deriva da hipster e fa riferimento a coloro che hanno ereditato i valori sottoculturali della Beat Generation, creando una controcultura di comunità che: ascolta il rock psichedelico, abbraccia la rivoluzione sessuale e l’uso di stupefacenti. I figli dei fiori sono gli aderenti al movimento hippy, caratterizzati da vestiti decorati con fiori o con stoffe di colori vivaci. I loro ideali si basano sulla pace, amore e libertà, come non ricordare i loro slogan più famosi: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” e “Fate l’amore non la guerra”, sono slogan utilizzati soprattutto durante la guerra in Vietnam. Il movimento degli hippy e della loro ricerca della libertà assoluta, toccò l’interesse dell’opinione pubblica, ma soprattutto il cinema e la musica si interessarono a loro. Nel 1967, un raduno giovanile a San Francisco, preparò il terreno per quella che sarebbe diventata la leggendaria “Summer of love” sulla costa occidentale degli USA prima, e nel 1969 il festival di Woodstock sulla costa orientale poi. La rivoluzione si espanse a macchia d’olio in tutto il globo, e in ogni parte del mondo si crearono diverse versioni del movimento, ma tutti basati su un unico denominatore “La libertà”. Essere un hippy, vuol dire far parte di un gruppo di cultura alternativa, composto per la maggior parte da adolescenti e giovani adulti bianchi, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, che avevano ereditato il dissenso dei primi bohémien. Gli hippy respingevano le istituzioni, criticavano i valori della classe media, erano contrari alle armi nucleari, alla guerra in Vietnam, favorevoli alla filosofia orientale, promuovevano la libertà sessuale, erano vegetariani e ambientalisti ed erano a favore dell’uso di droghe. Promuovevano le arti alternative, il teatro di strada, la musica popolare, le loro proteste erano la loro visione del mondo e della vita. Sostenevano l’ideologia di pace, amore, fratellanza e libertà; percepivano la cultura dominante come corrotta. Le ideologie degli hippy trassero ispirazione dal pensiero di: Gesù Cristo, Hillel il Vecchio (rabbino ebreo), Buddha, San Francesco D’Assisi, Henry David Thoreau (filosofo, scrittore e poeta), Hermann Hesse (filosofo, poeta, scrittore e premio Nobel nel 1946 per la letteratura) e Gandhi. Tutti esempi di controcultura e trasgressione dei valori etici della società. Gli hippy degli Stati Uniti amavano lo yoga, gli alimenti biologici e salutari. La Beat Generation di fine anni’50 influenzò la controcultura degli anni’60. Personaggi della Beat come Allan Ginsberg diventarono un punto fermo degli hippy e dei movimenti contro la guerra. Gli hippy cercarono di liberarsi delle restrizioni della società, trovando un nuovo senso della vita. Un simbolo distintivo degli hippy era caratterizzato dall’abbigliamento. Infatti erano immediatamente riconoscibili, questo stava a significare il loro rispetto dei diritti individuali e la loro volontà di mettere in discussione l’autorità. Così come altri movimenti tra cui la beat e il punk, i simboli e l’iconografia hippy mostrano un basso status sociale, coerentemente con ideali di povertà e semplicità, con uno life-style che rifletteva una vita disordinata e dedita al vagabondaggio. Il comportamento degli hippy comportava una sfida alle principali differenze di genere del loro tempo. Sia gli uomini che le donne hippy portavano i jeans e i capelli lunghi, ed entrambi portavano i sandali o andavano scalzi. I maschi portavano la barba e le donne non utilizzavano il trucco, e molte non portavano il reggiseno. Sceglievano vestiti coloratissimi dal taglio insolito, come i pantaloni a zampa d’elefante, gilè e camicette. Spesso acquistavano i propri abiti nei mercatini delle pulci o dell’usato. Gli accessori preferiti da entrambe i sessi erano oggetti della cultura indiana, copricapo, bandane e lunghe collane a grani. I veicoli erano decorati con motivi psichedelici. Molti hippy all’insostituibile furgoncino, preferivano l’autostop, perché economico, ecologico e un modo sicuro per incontrare molte persone. Dal punto di vista politico, gli hippy spesso furono pacifisti e prendevano parte a cortei politici non-violenti come: le marce per i diritti civili, le discriminazioni contro la Guerra in Vietnam, diedero fuoco alle cartoline di chiamata alla leva. Seguendo le orme della Beat Generation, anche gli hippy usarono canapa indiana o marijuana. Ma allargarono l’uso di droghe includendo allucinogeni come LSD, oppio e amfetamine. Gli hippy tendevano a viaggiare leggeri, sempre pronti a spostarsi da un posto all’altro, per questo motivo tendevano a portare con sé pochi indumenti in uno zaino e a fare l’autostop. Oltre ad avere pochi indumenti avevano anche pochi soldi, ma questo per loro non era un problema, era abitudine degli hippy aiutarsi gli uni con gli altri, mossi dal sentimento di fratellanza. Alcuni di loro si muovevano con i furgoni, delle vere case mobili fai da te in modo da favorire una vita nomade.

Tra i grandi viaggi degli hippy, la musica ebbe un ruolo centrale; come non ricordare il Festival di Woodstock, che si svolse dal 15 al 19 agosto del 1969 e attirò più di 500.000 persone. Tra i numerosi artisti che si esibirono in quell’occasione vi furono: Jimmy Hendrix, Carlos Santana e tanti altri. Un’altra memorabile impresa, fu il viaggio via terra verso l’India negli anni 1969-71.Oltre alla musica gli hippy ebbero molta risonanza nel mondo dell’arte. Nel campo artistico non possiamo non citare l’artista più eclettico e poliedrico Andy Warhol, infatti nella sua vita è stato un pittore, scultore, sceneggiatore, produttore, regista, direttore della fotografia, montatore e attore. Figura predominante del movimento della Pop Art ed uno dei più influenti artisti del XX secolo. La sua attività artistica conta tante opere, diventate delle icone, con l’ausilio dell’impianto serigrafico, tra le più famose ricordiamo: Marilyn Monroe, Che Guevara e tante altre. La ripetizione era il suo metodo di successo; infatti su grandi tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alternandone i colori. La sua arte si basava sulla provocazione non troppo velata, secondo il quale l’arte doveva essere “consumata” così come qualsiasi altro prodotto commerciale, i prodotti di massa rappresentano la democrazia sociale e come tale devono essere riconosciuti. Per le star essere ritratti da Warhol divenne un imperativo categorico che confermò il tuo status sociale. Il luogo fondamentale per la sperimentazione di Warhol fu la Silver Factory, ampio locale ubicato al 5° piano di un’ex fabbrica di cappelli sulla 47° strada, fu il più noto studio – laboratorio di Andy Warhol, tra il 1962 al 1968. Oggi l’edificio che ospitava la Factory non esiste più. La Factory era una open house, un luogo aperto dove tutti erano invitati a partecipare. Era il punto di ritrovo per artisti; divenne anche famoso per le feste all’avanguardia. Nello studio i collaboratori di Warhol producevano serigrafie e litografie. La Factory diventa uno “spazio ideologico” dove molte nozioni sulla pop art si trasformarono in stile di vita. Il gruppo formava un nucleo con un linguaggio comune, uno stile comune fondato sull’accettazione di qualsiasi comportamento senza pretesa di giudizio. L’uso di serigrafie era finalizzato a produrre immagine in massa, allo stesso modo in cui le industrie capitalistiche producono in massa prodotti per i consumatori. Tra i frequentanti ci furono artisti e musicisti come: Lou Reed (cantautore), Bob Dylan, Truman Capote (scrittore) e Mick Jagger, Salvador Dalì e Allen Ginsberg (poeta). La sua arte era contraria ad un’America tradizionale fatta di una ristretta visione sociale.

Gli hippy hanno lasciato nella società di oggi un’importante eredità. Dimostrazioni politiche e pubbliche ora sono considerati espressioni libere e soprattutto legittime. Coppie non sposate sono libere di vivere insieme, le tematiche che riguardano le questioni sessuali sono divenuti la norma, i diritti degli omosessuali, transessuali, si sono evoluti. La diversità culturale e religiosa ha guadagnato più consenso. L’interesse verso l’alimentazione naturale, l’uso di erbe e di vitamine si sono estesi. Le manifestazioni pacifiste, animaliste e ambientaliste si ricollegano al movimento hippy. Anche la moda ha subito l’influenza hippy rifiutando le divise, mescolando capi eterogenei. Dalla strada la moda hippy arriva anche nei quartier generali delle grandi maison e dei grandi stilisti e ciclicamente collezione dopo collezione, sulle passerelle si assiste a un ritorno di modelli che richiamano la stagione degli hippy (pantaloni svasati, grandi occhiali, colori accesi, frange ecc.). Con lo scorrere del tempo i principali media persero interesse per la cultura hippy. A partire dagli anni’90 si assistette ad una rinascita della cultura hippy e neo-hippy che comunica attraverso le tecnologie digitali.

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